Fetta di polenta – Casa Scaccabarozzi – Torino

Un edificio sicuramente strano che il progettista maschera sotto un apparente eleganza, ora sapete cosa è la Fetta di polenta visitatela a Torino. 

E’ definito Fetta di polenta per via del suo colore e della sua forma assolutamente unica. Fu costruito da Alessandro Antonelli autore della Mole Antonelliana simbolo della città. Si trova all’incrocio fra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo, in un ristretto spazio di terra.

UN PO’ DI NUMERI
La forma della base è a trapezio isoscele, misura 16 metri di lunghezza nei lati più lunghi, 4,35 mt. sul lato adiacente al corso e soli 54 cm sul lato opposto. E’ composto da 9 piani due dei quali interrati. In cima tutto intorno balconi dalle ringhiere un pò ribassate che provocano vertigini… senza contare che la Fetta di polenta è leggermente inclinata verso la strada, circa 34 cm…..eppur non cade!

STORIA
Casa Scaccabarozzi, dal nome della moglie di Antonelli, la nobildonna cremonese Francesca Scaccabarozzi, si narra sia il frutto di una scommessa che il progettista fece per ripicca contro il proprietario del terreno attiguo che non volle vendergli la sua porzione. Scommise che nonostante l’esiguità del suo triangolo di terreno avrebbe costruito un palazzo di tutto rispetto.

L’idea fu alquanto bizzarra e molti la giudicarono impossibile da realizzare ed a realizzazione avvenuta nessuno osava metterci piede per paura che crollasse da un momento all’altro, in realtà uscì indenne dall’esplosione del Polverificio di Borgo Dora e dal terremoto del 1887 che rase al suolo il quartiere di Vanchiglia. Antonelli e la Scaccabarozzi lo abitarono intrepidi per primi e secondo una lapide affissa sul portone, vi abitò anche Nicolò Tommaseo. Oggi la Fetta di polenta è una casa – galleria, al suo interno si organizzano esposizioni di arte contemporanea.

ESTERNO
La facciata è classica, elegante da tranquillità e si confonde armonicamente con le costruzioni circostanti. Il colore rosso persichino, è interrotto da lesene gialle. Tre ordini di finestre con cornici molto evidenti rastremate verso l’alto sono, in realtà quasi dei bow windows. Sono scavate nello spessore del muro per evitare di rubare spazio all’interno per l’apertura delle porte. In alto un balconcino tutto intorno che per l’altezza considerevole dei 9 piani e e la pendenza verso la strada sembra quasi a strapiombo. La copertura a falde.

INTERNO
La destinazione attuale a galleria d’arte consente di vedere finalmente l’interno e mette in luce la genialità del progettista. Nei primi due piani interrati vi sono le cucine ed un bagno turco, non visitabili. Dal portone su via Giulia di Barolo, si accede ai piani a vista, sono in realtà stanze strette da soffitto basso, all’attico la scalinata termina con una piccola rampa porta ad una vasca da bagno rivestita di mosaico oro, verde e blu.

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