Carnevale di Ivrea

Carnevale di Ivrea – Battaglia delle arance

Carnevale di Ivrea il più antico d’Italia, un evento noto per la Battaglia delle arance un concentrato di ardore lealtà e.. succo d’arancia.

Il Carnevale di Ivrea in Piemonte è un’evocazione del gesto eroico di Violetta la figlia del mugnaio che liberò il popolo dalla tirannia. Violetta si ribellò allo “ius primae noctis” imposto dal barone e lo uccise con la sua stessa spada.

A partire dal giovedì grasso cittadini e visitatori, su ordinanza del Generale, scendono in strada indossando il classico Berretto Frigio, un cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta e quindi l’aspirazione alla libertà.

Il corteo storico del Carnevale di Ivrea in realtà nasce dall’unione degli usi di più epoche ed i personaggi che si susseguono hanno caratterizzato la manifestazione nel tempo.

La vezzosa mugnaia è ovviamente la protagonista, rappresenta Violetta e apre il corteo con la sua Scorta d’Onore composta da Toniotto lo sposo, il Generale e lo Stato Maggiore, formato da Ufficiali e Vivandiere, il Sostituto Gran Cancelliere, il Magnifico Podestà garante della libertà cittadina, gli Alfieri con le bandiere dei cinque rioni, rappresentati dagli Abbà, la banda di Pifferi e Tamburi.

L’apertura ufficiale avviene all’epifania con la prima uscita dei Pifferi e la scelta del Generale. Le due domeniche che precedono il carnevale sono dedicate alla presentazione degli Abbà che vengono alzati dai balconi dei vari rioni.

Il giovedì grasso il sindaco riceve i poteri ed i sabato viene rivelata l’identità della ragazza che sarà la celebre mugnaia.

La domenica mattina avviene una cerimonia molto simbolica La Preda di Dora in cui il podestà lancia un sasso nel fiume a simboleggiare la distruzione del Castellaccio che era la dimora del tiranno pronunciando la frase “non permittam meo posse edifficium aliquod construi in loco et terreno in quo erat castrum sancti Mauricii et turres quondam Marchionis”, una promessa che mai più si permetta di costruire lì un castello.

Nel pomeriggio segue il primo giorno di battaglia.
La mugnaia sul cocchio guida i tre cavalli bianchi alla testa del corteo distribuendo caramelle e mimose agli aranceri che applaudono.

La Battaglia ha inizio e vede contrapposti gli aranceri a piedi senza protezione che rappresentano il popolo e gli aranceri sui carri protetti da maschere che rappresentano le armate del tiranno.

Le squadre sono nove: Asso di Picche e la Morte tirano arance in Piazza di Città. In piazza Ottinetti gli Scacchi e gli Scorpioni d’Arduino. I Tuchini del Borghetto tirano sulla riva destra della Dora Baltea. In piazza del Rondolino combattono la Pantera Nera, i Diavoli e i Mercenari. I Credendari tirano in piazza Freguglia.

I carri da getto sono divisi in pariglie a 2 cavalli e quadriglie a 4 cavalli che vengono spesso scelti tra i più belli durante la Fiera di San Savino che si tiene nel mese di luglio. Al punteggio concorrono diversi fattori, il design dei carri viene valutato dall’ Osservatorio Creativo.

La battaglia dure tre giorni poi il martedì grasso avviene la chiusura con l’Abbruciamento degli Scarli che sono dei pali che con un rituale vengono bruciati, la Mugnaia sul cocchio alza la spada al cielo e la bandiera e in un attimo si sviluppano le fiamme che se velocemente risalgono il palo sono di buon auspicio per l’anno appena iniziato. La manifestazione si chiude con il saluto del Generale che da appuntamento a tutti al prossimo giovedì grasso con la frase

“Arvedze a giobia ‘n bot”.

Il mercoledì delle ceneri seguono i festeggiamenti in piazza Lamarmora con il piatto tipico: Polenta con il baccalà. Il Comitato della Croazia, da 70 anni, cucina 1200 kg di polenta 900 kg di baccalà e 1000kg di cipolle.

Per tutti coloro che volessero prendere parte a questo evento che si terrà da sabato 10 febbraio a martedì 13 febbraio 2018 aggiungo uno specchietto delle regole da rispettare in questi giorni, tutte le ulteriori info le trovate sul sito ufficiale.




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